Utility

url

 

 

 

 

Piano Regolatore del Comune di Fano

http://www.vr.archiworld.it/doc/corsi/77/intervento%20arch%20Martini%20DGR%20509.pdf

NEW:

  • Attestato di Prestazione Energetica, 5 cose da sapere sull’APE

Attestato di Prestazione Energetica, 5 cose da sapere sull’APE

Proseguiamo la nostra analisi degli aspetti più controversi dell’Attestato di Prestazione Energetica, il c.d. APE, introdotto dal DL 63/2013 all’art. 6 di modifica il d.lgs. 192/2005. Come noto, l’APE va a sostituire l’ACE, l’Attestato di Certificazione Energetica.

In attesa dei decreti che aggiorneranno i criteri di calcolo necessari per la redazione dell’APE, i certificatori energetici possono continuare a utilizzare le regole del DPR 59/2009 (leggi in proposito Attestato di Prestazione Energetica, si continua con le vecchie regole … per ora).

Vediamo di fornire alcuni chiarimenti, organizzati in 5 punti, per informare i lettori su alcuni aspetti specifici riguardanti l’obbligo o meno dell’allegazione dell’Attestato di Prestazione Energetica agli atti notarili che riguardano immobili e terreni.

Preliminarmente, ricordiamo che recentemente anche il Centro Studi del Notariato ha preparato una nota molto dettagliata sull’allegazione dell’APE agli atti immobiliari.

1. Quando deve essere pronto l’APE?
In caso di compravendita, l’Attestato di Prestazione Energetica deve essere disponibile per tutti i potenziali acquirenti di un immobile. La consegna del documento può avvenire, invece, al momento della stipula del contratto preliminare con il promissario acquirente.

2. Validità del vecchio ACE
Se un immobile messo in vendita possiede già un ACE, non c’è obbligo di produrre l’Attestato di Prestazione Energetica. Ovviamente, l’ACE deve essere ancora in corso di validità e il fabbricato non deve avere subito lavori di riqualificazione, tali da modificare le performance energetiche, successivi all’emissione del vecchio documento.

3. È sempre obbligatorio allegare l’APE?
No, non sempre. Dipende dal tipo di immobile oggetto della transazione (compravendita o locazione). Per sapere quali sono i casi in cui il proprietario non è tenuto ad allegare l’Attestato di Prestazione Energetica si può consultare il post Certificazione energetica, tutti i casi in cui non serve allegare l’APE.

4. L’APE va allegato solo per contratti di compravendita e locazione?
In tutti i casi in cui un immobile deve possedere l’Attestato di Prestazione Energetica, questo va allegato non solo agli atti di compravendita e di locazione, ma pure a qualsiasi altro atto che comporti un trasferimento di proprietà e/o diritti sia a titolo oneroso che gratuito. Quindi, obbligo di allegazione dell’APE anche per donazioni, patti di famiglia, conferimenti di fabbricati nei patrimoni delle società, permute, ecc.

5. Un accordo tra le parti consente di non produrre l’APE?
No, nella maniera più assoluta. Un accordo tra acquirente e venditore o tra locatore e locatario che evita l’allegazione dell’Attestato di Prestazione Energetica non è ammissibile ed è illegittimo sulla base del diritto privato. Un contratto che contenga un accordo di tal genere è, pertanto, nullo. Non ha mai effetto e non può essere sanato.

Per gli amministratori di condomini:

Se i vostri condomini hanno la caldaia centralizzata e non vi è per ogni unità immobiliare che compone gli stessi un sistema di contabilizzazione dei consumi individuale è necessario che l’Attestato di prestazione energetica (APE) sia per tutto il fabbricato e poi suddiviso per millesimi per ogni unità immobiliare. E’ necessario che si predisponga quindi tale certificazione perché quando si trasferisce il possesso delle singole unità (locazione o compravendita), sin dall’annuncio della vendita o offitto è necessario che vi sia la classe di rendimento, pena sanzione e nullità dell’atto di trasferimento.

Questo studio è ha disposizione per chiarimente e predisporre una propria offerta per redigere l’APE.

 

————————————————————————————————–

  • Dal 1 giugno è obbligatorio redigere il DVR, il documento di valutazione dei rischi

Dal 1 giugno, soppressa definitivamente l’autocertificazione, per chi ha alle dipendenze dei lavoratori c’è l’obbligo di redazione del documento di valutazione dei rischi (DVR) anche nella procedura standardizzata (DVRS) per coloro che impiegano fino a 10 dipendenti. Vediamo tutte le informazioni.

La legge di Stabilità 2013 ha prorogato per i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori la facoltà di avvalersi fino al 30 giugno 2013 dell’autocertificazione dell’avvenuta valutazione dei rischi, in luogo del DVR, il documento di valutazione dei rischi. Il Ministero del lavoro ha poi comunicato con una nota del 31 gennaio 2013, la n. 2583, che l’autocertificazione dell’avvenuta valutazione dei rischi è in vigore fino al 31 maggio 2013, e non il 30 giugno 2013, e che quindi è necessario produrre il DVR a partire dal 1 giugno 2013. Questo in considerazione di quanto previsto dal Decreto interministeriale sulle procedure standardizzate del 30 novembre 2012, per coloro che impiegano meno di 10 lavoratori.

Pertanto dal 1 giugno 2013 è obbligatorio redigere il Documento di valutazione dei rischi (DVR) per tutti coloro che hanno alle proprie dipendente dei lavoratori. Il Decreto interministeriale del 30 novembre 2012, conformemente ai principi contenuti nel Decreto Legislativo n. 81 del 2008, ossia il Testo unico della sicurezza sul lavoro, ha introdotto, in maniera operativa, le procedure standardizzate per la valutazione dei rischi previste dall’art. 29 comma 5 del D. Lgs. 81 del 2008: “i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi sulla base delle procedure standardizzate di cui all’art. 6 comma 8, lettera f)”, ad esclusione delle attività a maggior rischio previste dall’art. 31, comma 6, lettere a), b), c), d) e g) del decreto stesso.

Quindi i datori di lavoro con una forza lavoro fino a 10 lavoratori possono redigere il Documento di valutazione dei rischi standardizzato (DVRS), la cui bozza è stata pubblicata dal Ministero del lavoro, per facilitare il compito ai soggetti obbligati. La redazione dello stesso è responsabilità del datore di lavoro che dovrà coinvolgere i soggetti della prevenzione, tenuto conto dell’attività e della struttura dell’azienda.

Le procedure standardizzate prevedono alcune semplificazioni rispetto all’ordinaria redazione del Documento di valutazione dei rischi (DVR) secondo quanto previsto dall’art. 28 e seguenti del D. Lgs. 81 del 2008. Si tratta di un modello operativo pensato per le micro e piccole imprese. Le semplificazioni sono di tipo formale, ossia semplificazioni in termini di compilazione di moduli, che compongono il DVRS, contenenti informazioni limitate, quelle essenziali.

Il documento di valutazione dei rischi standardizzato (DVRS) è composto da un frontespizio e da una serie di moduli da compilare. La struttura modulare predisposta dal Ministero è di più facile compilazione. Il cuore del documento è il modulo n. 2 finalizzato all’individuazione dei pericoli in azienda. Gli schemi, adattabili, sono da compilare secondo criteri di redazione che sono rimessi al datore di lavoro, il quale con semplicità, brevità e comprensibilità, deve compilarli in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali di prevenzione dei rischi in materia di sicurezza.

Datori di lavoro e lavoratori inclusi nell’obbligo di redazione del DVR

Sono destinatari dell’adempimento relativo alla valutazione dei rischi, standardizzata e non, tutti coloro che esercito un’attività d’impresa o professionale e che hanno alle proprie dipendenze dei lavoratori subordinati, secondo la concezione dell’art. 2094 del codice civile. Ma sono altresì obbligati tutti coloro, sia datori pubblici che privati, che hanno rapporti di lavoro non subordinato ma anche secondo le formule contrattuali equiparate in base all’art. 2, comma 1, lettera a) del D. Lgs. n. 81 del 2008, e indipendentemente dalla sussistenza o meno di uno scopo di lucro nell’attività svolta.

I lavoratori che obbligano alla redazione del DVRS. L’art. 2, comma 1, lettera a) definisce il “lavoratore” nella persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari.

Lavoratori equiparati. Al lavoratore così definito è equiparato:

  • il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell’ente stesso;
  • l’associato in partecipazione di cui all’articolo 2549, e seguenti del codice civile;
  • il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all’articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro;
  • l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione;
  • il volontario, come definito dalla legge 1° agosto 1991, n. 266; i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; il volontario che effettua il servizio civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni;

Quindi basta un solo lavoratore alle proprie dipendenze, o che presta attività lavorativa, che già scatta l’obbligo di redazione del DVRS.

I datori di lavoro obbligati a redigere il DVRS, se hanno alle dipendenze lavoratori, sono, tra gli altri, i seguenti:

  • Le ditte individuali con dipendenti;
  • I liberi professionisti e gli studi professionali;
  • Gli enti non aventi scopi di lucro;
  • Le società e associazioni in partecipazione;
  • Le associazioni sportive dilettantistiche;
  • Gli utilizzatori di lavoratori forniti da agenzie di somministrazione e lavoratori distaccati.

Gli obblighi dei datori di lavoro che occupano da 10 e fino a 50 lavoratori.  La valutazione dei rischi secondo le procedure standardizzate non è obbligatoria, ma è facoltativa per coloro che hanno tra i 10 ed i 50 lavoratori occupati. Questi datori di lavoro possono optare, in luogo della redazione del DVRS, del documento di valutazione dei rischi (DVR) secondo quanto previsto dall’art. 28 del D. Lgs. n. 81 del 2008.

Ai fini del computo del numero dei dipendenti, per stabilire se essi sono più di 10 o di 50, è necessario usare i criteri dell’art. 4 del D. Lgs. n. 81 del 2008, in base al quale tra i lavoratori non sono computati, tra gli altri, i collaboratori familiari, i tirocinanti, i prestatori di lavoro occasionale di tipo accessorio, i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato in sostituzione di altri prestatori di lavoro assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro, i collaboratori a progetto. Ovviamente la loro presenza sul luogo di lavoro obbliga alla redazione della valutazione dei rischi, essendo l’esclusione dal computo solo finalizzata alla tipologia di valutazione da effettuare, se DVR o DVRS.

Le procedure standardizzate: i casi di esclusione. A parte i limiti legati al numero di lavoratori alle proprie dipendente, ci sono dei datori di lavoro che non possono redigere il DVR secondo le procedure standardizzate, secondo quanto previsto dal decreto interministeriale del 30 novembre 2012. Si tratta die lavoratori che svolgono le attività previste dall’art. 29 comma 7, sempre del D. Lgs. n. 81 del 2008. Si tratta di aziende industriali, impianti o installazioni con i lavoratori esposti a rischi chimici, biologici, da atmosfere esplosive, cancerogeni mutageni e connessi all’esposizione ad amianto. Le procedure standardizzate, essendo semplificate, non sono da ritenere adatte a queste tipologie di attività con lavoratori impiegati ed esposti ai rischi.

_______________________________________________________

  • Risparmio energetico, lavori e mobili

Gli sconti fiscali per i lavori di ristrutturazione e per gli interventi che migliorano le prestazioni energetiche degli edifici diventano ancora più appetibili. Nel convertire in legge il Dl 63/2013, il Parlamento ha allargato il bonus anche all’acquisto di elettrodomestici e ha portato al 65% la detrazione per le opere di adeguamento antisismico relative a costruzioni adibite ad abitazione principale e ad attività produttive situate nelle zone ad alto rischio sismico. Ha inoltre riammesso all’incentivo energetico la sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta efficienza e degli scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore per la produzione di acqua calda sanitaria.Il quadro degli interventi che possono godere delle detrazioni, dell’ammontare degli sconti e delle scadenze è quindi definitivo Il bonus del 50% per i lavori edili varrà fino al 31 dicembre 2013. Per gli interventi antisismici per la messa in sicurezza di abitazioni principali e attività produttive localizzate nelle zone a maggior rischio sismico l’agevolazione sarà però del 65%. Sconto del 65% anche per le opere di riqualificazione energetica degli edifici. La scadenza è sempre il 31 dicembre 2013 con una dilazione di sei mesi per gli interventi realizzati sulle parti comuni del condomini: in questi casi il termine diventa quindi il 30 giugno 2014.Un pacchetto di interventi che mira a rilanciare i bonus fiscali e a dare ossigeno al settore dell’edilizia duramente colpito dalla crisi. Chi godrà dello sconto per le ristrutturazioni potrà inoltre contare su un’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe A+ (Per i forni basta la A) finalizzati all’arredo dell’immobile interessato dalla ristrutturazione. In questo caso il tetto di spesa è di 10mila euro (l’agevolazione può arrivare quindi fino a 5mila euro). Un quadro normativo complesso che questa Guida+ illustra in maniera chiara e dettagliata, in modo da fornire a proprietari, imprese e professionisti dell’edilizie tutte le informazioni necessarie per godere degli incentivi. Nella Guida+ il lettore troverà l’elenco dettagliato degli interventi ammessi, la spiegazione delle procedure da seguire, le aliquote va che si applicano all’edilizia e il godimento del bonus in caso di acquisto diretto dei materiali.La Guida+ fornisce infine fornisce il quadro aggiornato delle norme regionali sul Piano casa con i bonus volumetrici per gli ampliamenti e le demolizioni e ricostruzioni. Le domande e le risposte permettono agli esperti di risolvere casi concreti, mentre la sezione dedicata alla documentazione contiene il testo annotate delle norme relative alle detrazioni previste dal nuovo decreto legge, dell’articolo 16-bis del Dpr 917 del 1986 (con l’elenco degli interventi che possono godere dello sconto del 50% relativo alle opere edili) e i commi da 344 a 348 della Finanziaria 2007 che disciplina il bonus per il risparmio energetico. Il sistema dei link permette la consultazione di tutte le norme di riferimento, compresi i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, grazie all’accesso diretto alle banche dati del Sole24ore.

- Ho scritto un articolo per ProntoPro a proposito degli standard di sicurezza sui luoghi di lavoro:

https://www.prontopro.it/blog/la-sicurezza-sui-luoghi-di-lavoro/

- Oggi ho rilasciato un’intervista per il Blog di ProntoPro a proposito dell’APE (Attestato di Prestazione Energetica): di cosa si tratta e come si ottiene? Trovate le risposte al seguente link:

Attestato di Prestazione Energetica: perché e come ottenerlo